DALLO SPAZIO ALLA TERRA CON DANIELE BEDINI
Daniele Bedini, space designer, ci racconta fino a dove può arrivare il design
Per il nuovo ciclo de "I Giovedì del Design", la Design Library di Milano ha ospitato lo space designer Daniele Bedini.
Si è laureato in architettura agli inizi degli anni Ottanta, portando la prima tesi in Europa in "Space Architecture", in collaborazione con NASA. Il designer toscano ha fondato nel 2001 IS, studio di Design e Ricerca in campo spaziale, trasferendo tutta la sua esperienza sul design e il proprio know-how spaziale all’interno di questo progetto.
Carattere poliedrico, Bedini non è solo un designer, ma anche docente nelle più importanti università internazionali come l’ISU di Strasburgo, il Royal College of Art di Londra e l’Università di Barcellona.
Space-design: come si può definire?
"Il design a supporto del vivere in ambienti estremi, dove lo Spazio è l’ambiente estremo per eccellenza! Il design è una azione progettuale interdisciplinare con al centro l’uomo, le sue necessità quotidiane, il suo stile, le sue abitudini. Il design è tanto più centrato quanto più riesce a soddisfare tutte o quasi le sfaccettature del genere umano e ad arricchire il quotidiano con una buona estetica unita ad una semplice funzionalità. A maggior ragione nello Spazio, dove l’uomo è l’astronauta, il design ha ed avrà sempre di più un ruolo determinante, non soltanto a soddisfare le varie funzionalità, ma a migliorare la qualità dell’ambiente vissuto, l’interfaccia uomo-macchina e, non ultimo, il benessere psico-fisiologico dell’astronauta. Quindi lo Space Design è un design a tutto tondo, che vuole coprire tutte le componenti del vivere nello Spazio, dal lavoro al living, dall’igiene al food system, dalla medicina e tutti gli aspetti legati alla salute al tempo libero".
Come nasce il progetto di IS?
"Il progetto IS nasce da un’idea ben precisa mia e di Alessandro Giacomelli: il costituire una new company capace di dare al cliente un servizio di Total Design, capace di far ricerche avanzate (Space) e, nello stesso tempo, creare prodotti innovativi per aziende sensibili al nuovo sia in termini funzionali che estetici. Infatti, le attività di IS sono la punta dell’iceberg in campo spaziale, lavorando in contratti con ESA e Thales Alenia Space, su argomenti al limite della fattibilità, quali il turismo spaziale, progetti di "Space hotel" e di moduli pressurizzati gonfiabili, fino alla definizione di serre da impiantare sulla Luna per la produzione di cibo e il riciclaggio di aria e acqua. Il processo che noi di IS applichiamo al nostro lavoro è circolare, vale a dire che passiamo da ricerche e campi avanzatissimi al risolvere problemi di design commerciale, ma sempre trasferendo know-how, innovazione e modi diversi di progettare. La IS ha come clienti aziende molto diverse, IGuzzini Illuminazione, Officinanove, SLIDE, QsquaredDesign, Zazzeri Rubinetterie e via dicendo, e proprio da queste diversità otteniamo stimoli per innovare sempre il nostro design. Vogliamo che il nostro design per prodotti commerciali emozioni e incuriosisca, come le collezioni per Officinanove; trasmetta un chiaro richiamo alla natura, come il sistema bagno "Virgin" per Zazzeri; introduca nuove funzionalita come "Happy Life" di SLIDE o sia un trasferimento diretto di conoscenze acquisite in campo spaziale come il "SIVRA" di Iguzzini Illuminazione".
Il suo lavoro la porta spesso all’estero: come considera il design italiano e quello estero? Quanto sono lontani e quanto vicini?
"Il design italiano è stato il capostipite! I fondatori del design in Italia, Castiglioni etc, eseguivano un’operazione di sintesi nel processo di design, unendo nuove tecnologie, nuove forme e nuove funzioni. Il tutto mischiato con un gusto essenziale e pulito, italiano direi. Poi si è persa un po’ l’abitudine a sporcarsi le mani, vale a dire alla sperimentazione, a realizzare modelli di studio, ad auto-criticarsi. All’estero, invece, le migliori scuole di design, come il Royal College of Art dove insegno, sono impostate proprio sulla sperimentazione diretta delle idee, che è la migliore strada per arrivare ad un design sostenibile, non legato alle mode ma all’essenza umana. E così i designers esteri stanno giustamente guadagnando posizioni, traguardi e riconoscimenti anche di mercato. Per fortuna, la vena vera del design made in Italy non è finita e ci sono molti nuovi designers emergenti capaci di posizionare sempre il nostro Paese all’avanguardia. Mi consenta comunque di dire che le nostre scuole di design, salvo poche eccezioni, devono cambiare! Prima di tutto devono cambiare il sistema, il corpo insegnante troppo conservatore, non stimolante e incapace di emozionare e motivare gli studenti; poi dotarsi di attrezzature per fare vera sperimentazione. Queste lacune sono le ragioni per cui anche il sottoscritto, come tanti, è stato costretto ad andare all’estero ad insegnare. Abbiamo bisogno di ritornare fare tendenza!E quindi abbiamo bisogno di scuole, industrie, enti capaci di aprire le porte alla sperimentazione nel design".
I suoi progetti hanno una forte componente sperimentale. Come sarà il design del Terzo millennio?
"Per me, il design del Terzo Millennio avrà due componenti principali: l’alta tecnologia (con avanzati processi produttivi e materiali innovativi) e la componente umana, fragile, romantica, nomade, sensuale. Difficile ipotizzare come saranno tali prodotti. Mi vengono in mente, oltre chiaramente ai progetti di IS ("Space Hotel", "Virgin", "HoneyWay", etc) i concepts di Lovegrove, le forme di Fucsas, le architetture dello studio Asymptote, Avatar, etc. Tutti caratterizzati da un design di sintesi tra componenti naturali e alta tecnologia. In poche parole, per me il design sarà sperimentazione coraggiosa e ricerca dell’essenza delle cose e degli oggetti. Ciò aiuterà anche il genere umano nel riappropriarsi del rapporto con la natura senza ritornare ad essere primitivi. Non credo che il mondo green sia costituito dal mettere erbette sulle facciate delle case, credo che "green" sia un design rispettoso della natura (processi produttivi certificati non inquinanti), ma più che altro rispettoso per l’uomo, cioè in grado di agevolare la sua vita quotidiana, comunicare bellezza e semplicità e stimolare la sua creatività emozionandolo”.