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GIO TIROTTO, UN GIOVANE DESIGNER

Nuovo volto del design italiano si racconta attraverso i suoi progetti di arredo urbano

Nel panorama del design italiano si fa strada il giovane Gio Tirotto. Classe 1981, il designer piacentino dopo la laurea al Politecnico di Milano ha iniziato a collaborare con alcuni studi milanesi. Tirotto trasforma la realtà urbana in arte e oggetti di vero design, attraverso una grande cura dei materiali e particolari tecniche artigianali.

Ma il giovane designer non si ferma alla semplice produzione: è stato, infatti, selezionato da Opos per l’iniziativa “Vecchio/Old” nel 2007 e quest'anno durante il Salone del Mobile era in mostra nel nuovo store Kartell, DueDieci.

“Home street Home” è il suo ultimo lavoro, presentato al Fuori salone 2010. Ci può raccontare come è nata l’idea?


"Tutto è nato dal credere la città un'ambientazione, una scenografia, una 'scatola' possibile. Passo molto tempo in città, all’esterno, dove spostamento, incontro, ricerca, isolamento diventano spesso radice delle mie suggestioni, così la voglia di poter 'assottigliare' (il sogno sarebbe annullare) la soglia tra casa e città, tra interno ed esterno, mi ha portato a sviluppare un discorso progettuale capace di raccontarlo, come in 'Home Street Home'. Così, ad esempio, nascono tombino, centrotavola e vassoio in ceramica: tutti i giorni camminiamo per la strada e non diamo alcun significato o importanza ai tombini, e non sempre cogliamo la loro forma elegante e ben proporzionata. Portarlo sul tavolo e realizzarlo in un materiale d’alta artigianalità come la ceramica significa cambiare il punto di vista da cui guardare il mondo, rovesciare la normalità, essere attenti alle piccole cose, avere cura della semplicità. Allo stesso modo vale per i 'Piccioni', per la lampada 'Cono', per il modulo libreria 'Liberia'".

Con "Home street Home" la casa non rappresenta più solo il focolare domestico. Posso chiederle com’è la sua casa? Quale elemento d’arredo non può assolutamente mancare?

"Infatti, focolare non è la parola giusta che descrive casa mia. Posso sintetizzarla come una scatola bianca dove dispongo, accantono, nascondo, appendo oggetti ed immagini che scelgo di tenermi accanto per la loro bellezza, significato o estrema inutilità. Non può assolutamente mancare un tavolo con lampada, dove scarabocchiare pensieri e le quattro (per ora) fotografie di Francesco Bassi, quattro speciali finestre con vista su un mondo che sogna ininterrottamente".

E’ un giovane designer emergente, che consiglio darebbe ai giovani che vogliono intraprendere questa carriera?

"Sono un giovane designer e devo consigliare altri giovani designer? Il consiglio posso solo darlo a me stesso usando le parole che per me, finora, sono state le più importanti: 'Ricordati di essere paziente e non pigro', una ricetta semplice, no?!. Munari diceva, 'la semplicità è la cosa più difficile del mondo'".

Le piace lavorare a Milano, in Italia? Pensa che all’estero per i giovani designer ci possano essere maggiori occasioni?

"Io amo il mio lavoro. Non penso che sia determinante il luogo in cui lo si fa. Non ho mai lavorato all’estero, ma mi piacerebbe che il mio lavoro mi ci portasse, sarebbe molto interessante, come lo sono stati i viaggi che ho fatto. Occasioni. Credo che le occasioni ci siano per tutti, per tutti quelli che hanno voglia di cercarle e non di aspettarle".

Parliamo del futuro: quali sono i suoi prossimi progetti?


"In questo momento sto disegnando oggetti e complementi d’arredo per alcune aziende italiane. Ma è ancora presto per parlarne. Stiamo facendo ricerca per un lavoro in bilico tra arte e design, dove l’obiettivo che mi piacerebbe raggiungere è un buon dialogo tra uno spazio e l’oggetto".

GALLERIA FOTOGRAFICA

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Autore: Valentina Rizzotti
18/07/2010 - 18.43.00
 
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