PATRICIA URQUIOLA E IL SUO DESIGN
Quattro chiacchiere con la famosa designer spagnola
Patricia Urquiola spagnola di nascita ma milanese di adozione è uno dei principali nomi nel mondo dell’architettura e del design. Laureata al Politecnico di Milano nel 1989, con una tesi che ha visto come relatore Achille Castiglioni, la designer spagnola inizia la sua carriera all’interno del gruppo 'De Padova', diventando in breve tempo responsabile dell’ufficio sviluppo del prodotto.
Qui incontra Vico Magistretti con cui disegna la sedia “Flower”, il divano “Loom” e la “Chaise Longue”.
Dal 1996 fino al 2001 lavora per 'Lissoni Associati' come responsabile del settore design, creando prodotti per clienti come Kartell, Cassina, Alessi, Porro e Cappellini. In questi anni collabora anche per altre aziende come Moroso, realizzando dei prodotti che catturano l’attenzione degli addetti ai lavori ma anche del grande pubblico. I suoi divani "Step" e "Lowland" sono stati selezionati per l’Annuario del Design Internazionale del 1999/2000, "Lowseat" è stato scelto anche per rappresentare il design Italiano all’interno del Tour del Design d’Arredamento 2001.
Da più di 10 anni ha aperto uno studio a Milano dove continua le sue numerose collaborazioni e si occupa di design, architettura e allestimenti. Recentemente l’abbiamo vista protagonista durante Pitti Immagine Uomo a Firenze: il nuovo layout del Padiglione Centrale portava infatti la sua firma.
Come si sente ad essere una delle donne più corteggiate dal mondo del design?
"Molto fortunata, perché ho il piacere di lavorare con delle aziende con dei grandi valori culturali, tecnici e progettuali. E’ perché ho avuto l’onore di essere cercata e di non dover cercare lavoro."
Ha lavorato con grandi nomi del design come Magistretti, de Padova, Moroso, Lissoni. Ogni nuovo progetto è sempre una nuova sfida, come la affronta?
"Sapendo che non c’è nessuna garanzia di successo, che ogni volta si riparte da zero. Quello che hai ottenuto ieri ti dà autorevolezza, ma aumenta le aspettative. Quello che ho imparato dai miei maestri è che, oltre ad essere grandi designer, sono delle grandi persone."
Come nasce un suo progetto? Prevale più l’istinto o la razionalità o meglio estetica o funzionalità?
"Ogni volta è diverso. Sicuramente lavoro molto sulle analogie, sul processo di assimilazione, digestione ed elaborazione. Ma sempre seguendo un rigoroso processo di progettazione. Sempre cercando di capire la storia dell’azienda con cui sto lavorando e capire quello che può essere il mio apporto. E’ fondamentale la relazione che si instaura, una reazione chimica imprevedibile."
In particolare come è nato il progetto per trasformare il Padiglione Centrale del 'Pitti' in occasione della 77esima edizione? Quali sono gli aspetti su cui si è concentrata maggiormente per creare questa sorta di “fashion district”?
"In questo primo intervento ho cercato di superare il concetto tradizionale di esposizione a griglie ortogonali. Creando un nuovo layout, una nuova geografia, creando delle piazze come dei pop-up shop e delle esposizioni tematiche. Rompendo l’uniformità dei corridoi, dando più visibilità e più identità ad ogni singolo stand. Lavorando sul linguaggio grafico per usare l’esposizione fisica come strumento di comunicazione. Credo che sempre più spesso le fiere diventino dei luoghi d’incontro e confronto e il modo di rappresentazione del brand si deve identificare ed estendere anche nella direzione del progetto dello stand, che non può più solo essere un contenitore rettangolare. Inoltre abbiamo inserito delle zone di relax, per la degustazione, per la stampa. Ed elaborando il tema di questa edizione, la parola, rappresentata graficamente e virtualmente tramite video."
Moda e design: è un connubio possibile? C’è un punto di incontro?
"In comune c’è il progetto, l’ossessione per il progetto. Credo che possa essere utile per entrambe le discipline comunicare, portare l’una all’altra le specificità vincenti. Ed aiutarsi a superare i propri limiti, anche osservandosi da un’ altra prospettiva."
Futuro: quale sarà il suo prossimo progetto?
"Sto lavorando per la scenografia di un’opera classica, 'L’incoronazione di Poppea', di Monteverdi. Ad un albergo alternativo in una piccola isola dei Caraibi che aprirà a marzo, ad un’installazione per Bmw, un negozio per Gianvito Rossi e i progetti per il prossimo Salone del Mobile di Milano.