"DORIAN GRAY"
Il 'Teatro Libero' propone una reinvenzione drammaturgica del noto romanzo di Oscar Wilde
La storia di Dorian Gray è nota più o meno a tutti, anche a chi non ha letto il libro di Oscar Wilde, non fosse altro per le reminiscenze di letteratura decadentista studiata durante gli anni del liceo. “Il caso di Dorian Gray”, invece, è un interessante spettacolo teatrale che il Teatro Libero di via Savona ha avuto in programma fino al 27 ottobre scorso.
La Compagnia Teatro Zeta con la regia di Pino Micol ha portato in scena una reinvenzione drammaturgica del capolavoro di fine Ottocento, curata da Giuseppe Manfridi e interpretata unicamente da Manuele Morgese.
Tre monologhi, tre personaggi e un’unica storia.
Si avvicendano sul palco le versioni dei fatti del cinico edonista Henry Wotton, dell’artista solitario Basil Hallward e del perfido e amorale Dorian Gray. La scena si tinge dei colori del noir: i racconti dei tre assumono i connotati di un processo.
E sta al pubblico mettere insieme i vari tasselli e scoprire, se esiste, la verità.
Tra tuoni e rintocchi di campane, il ritmo incalza. La suspence spesso culmina in rivelazioni gridate, rese ancora più inquietanti dall’atmosfera gotica che pervade tutta la sala. E avvolta nella penombra e nascosta dai drappeggi di tende strappate, in alto s’impone la cornice dorata che contiene il dipinto, la causa dei mali di Dorian Gray e di tutti i personaggi che ruotano intorno alla sua storia.
Il rapporto tra il ritratto e il suo modello diviene metafora del dualismo arte-vita, dell’eterna lotta tra bellezza interiore ed esteriore, tra vizio e morale.
Il quadro diventa l’alter-ego di Dorian che, a fronte dei misfatti di quest’ultimo, conserva la sua immensa bellezza nonostante lo scorrere del tempo, invecchia e marcisce nella tela, diventandone lo “specchio dell’anima”.
Morgese è impeccabile nella recitazione. Nonostante un’ora e mezza di monologo e la verbosità del testo, riesce a mantenere viva l’attenzione del pubblico e a rendere degnamente la caratterizzazione psicologica che Wilde fa dei suoi personaggi all’interno del libro.