"NON È VERO, MA CI CREDO"
La superstizione non smette mai di esistere e trova spazio anche tra le usanze del Capodanno
Si dice sia di buon auspicio per la notte di Capodanno mangiare un copioso piatto di lenticchie, forse per la loro somiglianza con le monete, e indossare degli slip rossi, probabilmente con la speranza che il nuovo anno sia ricco di "passione amorosa".
Ad ogni oggetto che circonda il quotidiano umano si intrecciano spesso curiose superstizioni, tramandate dalla consuetudine a ripetere determinati "gesti" senza interrogarsi sul loro significato.
La conferma dell’infondatezza di queste credenze popolari, se non scaturisce dall’ultimo baluardo della razionalità, la si può leggere nel fatto che le superstizioni variano da cultura a cultura.
Nei paesi anglosassoni, ad esempio, il giorno sfortunato è il venerdì 13 (data da cui è stato tratto il titolo di un noto film horror), mentre per i napoletani è il venerdì 17, poichè nella smorfia a tale numero è associata “la disgrazia”.
Spesso però le radici delle azioni scaramantiche sono da rintracciare nella storia, come quella dei gatti neri portatori di 'sventura'. In realtà, i pirati turchi usavano imbarcarli sulle stive delle loro navi per contrastare i topi e, quando attraccavano in un porto per saccheggiarlo, i gatti erano i primi a scendere a terra, per cui la gente che li vedeva li associava all’arrivo degli invasori.
Altra storia curiosa è quella del famosissimo 'corno' napoletano, che negli ultimi tempi spopola nella moda e lo si vede comparire tra gli charm dei bracciali. All’epoca dei romani, la religione pagana consacrava le forme falliche come portatrici di fecondità e abbondanza, ma con l’avvento del cattolicesimo tali forme furono considerate oscene e di conseguenza vietate. Il genio napoletano, riluttante a rinunciare ai suoi tradizionali amuleti, trasformò il fallo in un corno, e da corno a "corna" il salto è breve.
Perchè in corallo? Perchè è il simbolo della vita, tanto che nella pittura sacra Gesù Bambino viene spesso rappresentato con un ciondolo di corallo al collo.
Sarebbe comunque impossibile andare avanti a spiegare le origini di tutti i simboli legati alla città di Napoli, poichè lo spazio a nostra disposizione non sarebbe mai abbastanza. Si pensi soltanto al sangue del santo patrono San Gennaro: se non si liquefa, una serie di cataclismi si abbatterà sul popolo partenopeo.
A proposito di cattolicesimo, c’è chi all’idea di stare a tavola in 13 diventa matto. L’origine di questa credenza è legata all’aneddoto biblico dell’ultima cena e alla simbologia del 12 come perfezione perchè multiplo di 3.
Qualsiasi forma di illuminismo e di sapere nel corso dei secoli non è mai riuscita a sconfiggere la superstizione e probabilmente nemmeno le spiegazioni sopra fornite per alcuni suoi elementi saranno in grado di eliminare le pratiche per scongiurarla. Antropologicamente parlando, la scaramanzia è un modo per esorcizzare l’angoscia dei limiti umani nei confronti di qualcosa che sia più grande di noi.
Resta celebre la frase del filosofo Benedetto Croce che, interrogato sugli effetti di certe credenze popolari rispose: ”Non è vero, ma ci credo”.