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FASHION PROVOCAZIONI

La moda accende scandali. Ecco le ultime polemiche, dalla marea nera alle baby-mamme

Il dubbio amletico “essere o non essere” che scuoteva il tormentato principe danese di shakespeariana, se trasposto sulle passerelle e sulle copertine degli style magazine di oggi potrebbe declinarsi in più dilemma ben più glamour. Qualcosa come un “scadalizzare o non scaldalizzare?”. Che poi equivale a un “essere o apparire?”.

Ogni cosa può diventare succulenta carne da sacrificare sul rogo del "dio" della moda. O forse no. Esistono dei limiti oltre i quali anche il più stylish dei "falò delle vanità" deve abbassare le proprie fiamme?

In Gran Bretagna, una minigonna a balze firmata Tesco e destinata al guardaroba delle bambine ha fatto gridare allo scandalo, finendo nel mirino di molte associazioni di genitori. Verdetto popolare: troppo corta (nemmeno 30 cm). Le mamme e i papà delle "baby acquirenti" hanno messo in guardia dalla possibile sessualizzazione delle proprie figlie, assolutamente precoce dal momento che molte frequentano ancora le elementari.

A casa nostra, invece, ha fatto molto discutere la copertina dell'ultimo numero di Vogue Italia, che fa leva sulla più recente attualità per lanciare la sua provocazione in salsa glamour. Senza timore di risultare, come dire, indelicata, la rivista ha sbattuto in prima pagina il disastro ambientale della piattaforma petrolifera Deepwater Horizon, scoppiata in Aprile al largo delle coste statunitensi, nel Golfo del Messico.

Lo scenario di quella che molti definiscono la più grave distruzione causata dall'uomo su un intero ecosistema è diventata il lucroso quanto shockante set fotografico di un servizio di moda. La bionda modella Kristen McMenamy viene ritratta da Steven Meisel mentre si "crogiola" sulla sabbia imbrattata di petrolio, come uno dei tanti animali immortalati mentre agonizzano nel bel mezzo della marea nera. Lo sguardo è sofferente, il corpo fasciato da un abito rigorosamente griffato.

Cattivo gusto? Non siamo ingenui, si tratta di furbe operazioni di marketing. Lo scandalo fa notizia.

E non finisce qui. Di recente l'America puritana ha visto scoppiare anche un'altra polemica. Vi ricordate il film Juno, in cui Jason Reitman narrava la gravidanza di un'adolescente? La casa di abbigliamento low cost Forever 21, molto in voga tra le teenager dei college statunitensi, ha appena presentato, sotto il fuoco incrociato della blogosfera e di alcuni opinion leaders, una linea dal titolo 'LoveMaternity', che sembra ispirarsi alla pellicola.

Capi d'abbigliamento premaman dai prezzi convenienti e dall'appeal sbarazzino, che mirano a far breccia nel cuore delle baby-mamme e suonano come un implicito sprono ad intraprendere la via della maternità in giovanissima età. “Vivi la gravidanza con stile, indossando questo vestito di jersey”, recita il claim della campagna pubblicitaria. Non stupisce, d'altra parte, che la linea rechi la firma proprio di Forever 21, marchio fondato da una coppia di origine coreana estremamente cattolica, già nota per i versetti biblici stampati sulle sue shopping bags.

Tempi moderni, tempi di feroci polemiche e brucianti questioni etiche, anche per il paillettato mondo del fashion design, dunque. Ebbene, le ultime news parlano chiaro: anche la moda ha una coscienza, al cui cospetto si accendono i più aspri "dilemmi" interiori.

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Autore: Sara Marmifero
18/08/2010 - 18.51.00
 
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