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IL CINEMA, IL CAPPELLO E LA LORO GRANDE STORIA D'AMORE

Alla Triennale una mostra che racconta il binomio centenario tra cinema e cappello.

Cosa sarebbe Indiana Jones senza il suo cappello a larghe falde? O Charlot senza la sua bombetta? E che dire di Humphrey Bogart in Casablanca? "Il cinema con il cappello. Borsalino e altre storie" è una mostra che propone l’esplorazione di un mito, un viaggio attraverso i linguaggi della contemporaneità, uno sguardo emozionale, ironico, nostalgico, poetico e trasgressivo, capace di creare un ponte tra arte cinematografica e storia del costume.

La mostra narra non solo la storia del classico cappello maschile in feltro, che ancora oggi porta il nome del fondatore Giuseppe Borsalino, ma vuole raccontare tutte le evoluzioni e deviazioni di cui il copricapo è stato ed è ancora oggi protagonista, nella vita come nel cinema.

Da sempre il cappello crea mode e tendenze: da James Dean che negli anni ’50 lancia il grande cappello con falda rialzata al colbacco che con "Il dottor Zivago" entra a far parte del vestiario occidentale, fino al berretto di lana di Rocky che diventa l’accessorio popolare degli anni ’70.

Il cinema si è appropriato della capacità del cappello di definire, efficacemente e silenziosamente, ruoli, professioni e stili. Il cappello sancisce gerarchie ed innesca discorsi sociali.

Implica e consente una gestualità ed un rituale che nessun altro capo di abbigliamento prevede: lo si tocca, lo si calza e lo si leva in pubblico. Il cappello seduce, maschera, diverte.
Spinto sulla nuca dai gangster o sventolato su guepière e giarrettiere nel linguaggio dell’eros, rigirato tra le mani per colpa o timidezza, segna le tappe della storia del costume.

La mostra, ideata da Elisa Fulco, curatrice della Fondazione Borsalino, e curata dal critico cinematografico Gianni Canova, inizia con un grande cilindro multimediale, una sorta di macchina del tempo, che svela il ruolo chiave del copricapo nella costruzione delle identità utilizzata dal cinema.

Dai protagonisti della pellicola sino all’emblematico dialogo di Peter Falk ne "Il Cielo Sopra Berlino" di Wim Wenders in cui attraverso la ricerca del cappello giusto si racconta il cambio di identità sotteso a ogni cambio di copricapo: gangster, borghese, eccessivo, comico.

Una sequenza di sale, scandisce le diverse emozioni suscitate dal copricapo nelle sue diverse fogge. Guidato da suoni e rumori, il visitatore incontrerà il cappello che fa ridere, il cappello che fa piangere, il cappello che seduce, il cappello che fa paura.

Si prosegue con 10, 20, 100 scappellamenti cinematografici che simboleggiano il rispetto, il saluto, il ringraziamento e l’esultanza: qui si ritrovano, infatti, tutti i molteplici significati dei gesti legati all’uso del cappello.

Un’istallazione multimediale, una sorta di galleria del vento, racconta una lunga lista di nomi cui corrispondo infinite e curiose forme di cappelli dal berretto al basco, dall’elmo, al casco fino alla coppola, al turbante e alla bombetta. Il viaggio termina dove tutto ha inizio, con un’emblematica carrellata dei 'Borsalino' più famosi nella storia del cinema introdotta dai 2 celebri film cult con Jean-Paul Belmondo e Alain Delon, "Borsalino" e "Borsalino & Co.", accompagnati dagli originali bozzetti d’epoca di Jacques Fonteray, costumista parigino delle due pellicole.

Completa la mostra un documento storico per il "Made in Italy": la versione integrale restaurata di un documentario realizzato nel 1912 dalla ditta Borsalino, in cui la fabbricazione del cappello viene raccontata con una fiction.

GALLERIA FOTOGRAFICA

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Autore: Valentina Rizzotti
07/02/2011 - 19.15.00
 
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