Dopo la grande personale del 2007 a 22 anni dalla morte, Alberto Bragaglia torna a Villa San Carlo Borromeocon una cinquantina di sue opere appartenenti alla collezione “I tesori del secondo Rinascimento”. Sono opere che attestano il contributo di Bragaglia – fratello del più noto regista e critico cinematografico Anton Giulio, del regista e sceneggiatore Carlo Ludovico e del fotografo Arturo – al Futurismo europeo nell’ambito delle celebrazioni del centenario del movimento d’avanguardia.
Bragaglia ne è uno degli attori non solo attraverso la produzione di opere, ma anche attraverso la frequentazione di ambienti e personaggi che ne sono gli emblemi, come Giacomo Ballae Umberto Boccioni, dei quali frequenta gli studi romani fin da ragazzo. Pur aderendo a questo movimento, Bragaglia se ne differenzia perché la sua ricerca estetica lo porta sì a soluzioni innovative, ma caratterizzate da una cifra stilistica diversa da quella degli altri futuristi.
Nelle sue opere i soggetti non sono le automobili o gli inni alla guerra ma ballerine, nudi specie femminili, paesaggi che comunicano armonia anziché un dinamismo dirompente e violento. Un futurismo dunque più di apertura e di ricerca che teso alla rottura con la tradizione; il moto delle forme e dei colori viene privilegiato rispetto alla velocità.
La ricerca stilistica di Bragaglia lo ha portato a pubblicare la “Policromia spaziale astratta”, criterio estetico secondo cui ha realizzato i lavori pittorici esposti per la prima volta a Roma tra il 1919 e il 1920. Le opere di Bragaglia sono anche frutto di una vita interamente dedicata all’arte e alla cultura: nonostante una laurea in giurisprudenza e un’altra in filosofia – con questa è diventato anche insegnante –, nel corso della sua vita si è occupato di danza e di musica, scrivendone su diversi giornali, oltre che di teatro diventando l’autore di testi per Anton Giulio.
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