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"LOST IN FASHION (O LA MODA O LA VITA)"

MilanoStile intervista l'autrice Silvia Paoli, giornalista affermata nel mondo della moda

Silvia Paoli debutta con il suo primo romanzo, "Lost in Fashion (o la moda o la vita)".

Archiviata la laurea in Diritto Internazionale, per la carriera di fashion writer per testate di successo quali ‘Marie Claire' e ‘D-La Repubblica delle Donne' e per 'Vanity Fair', del quale è stata caporedattore moda per 5 anni e sul quale continua a tenere una 'rubrica' il cui titolo coincide con quello del suo primo romanzo e del suo blog, la Paoli ha riversato le sue conoscenze nel settore dell'editoria e della moda a favore del suo libro.

La protagonista infatti, Irene Sandri, è una redattrice di moda che si trova, suo malgrado, promossa a caporedattore, coprendo un ruolo precedentemente appartenuto ad un'amica misteriosamente ‘scomparsa'.
La promozione le farà nascere mille dubbi sulla professione e sull'ambiente della moda, tanto da portarla al dilemma, se continuare o se scegliere di fare l'estetista, lavoro che per un periodo praticherà come massaggiatrice e che farà nascere mille equivoci.

Il libro è scorrevole e divertente, sicuramente una piacevole lettura da fare, magari sotto l'ombrellone.
Siamo riusciti a porre alcune domande alla scrittrice, per conoscerla meglio e capire come è nato il romanzo.

La prima domanda sorge spontanea: la protagonista fa la sua stessa professione, vive come lei a Milano e pratica come lei il 'pilates'. Quanto è autobiografico il libro?
Ha vissuto anche lei la stessa crisi professionale?
Se è vero che si deve scrivere di qualcosa che si conosce bene, beh allora non c’è niente di meglio della propria vita. In questo senso, il libro è autobiografico. Ma non lo è fino in fondo. Pilates, la moda, le redazioni dei giornali sono solo ambienti che conosco bene, ricchi di spunti surreali, ma non tutto quello che è narrato nel libro è veramente successo, e soprattutto non tutto quello che è successo a me è raccontato nel libro. La crisi professionale è una crepa nel cuore di tutte le persone di Milano che conosco, quelle che corrono e si ammazzano di lavoro per poi arrivare stravolte ai 40-45 anni e dire: e adesso? Sono felice adesso? Io me lo sono chiesta molto prima e ho tentato di risolvere il dilemma attraverso un libro.

Quali sono i 'pro' e i 'contro' di questa professione?
Ci sono moltissimi vantaggi e privilegi: vedere collezioni bellissime, conoscere persone di straordinario carisma e talento, accedere ad ambienti che non sono esattamente alla propria portata. Insomma, dallo standard dei miei viaggi dovrei essere miliardaria e invece non lo sono per nulla. Di contro è inevitabile sentirsi un po’ Cenerentola, specie se hai un carattere mite, non sgomitante, lavori lavori e ti senti sempre l’ultima ruota del carro. Io alla fine ci rido, ma ci sono volte che non hai voglia di scherzare, dopo 13 anni di gavetta, alle sfilate hai un bel posto in piedi e ti chiedi: ma chi me lo fa fare?

Le 'direttrici' descritte nel libro inizialmente sono ritratte come "tiranne", ma poi esce la loro anima. E’ così anche nella realtà? Anche le nostre direttrici italiane o la terribile Anne Wintour hanno un’anima?
Non conosco personalmente la signora Wintour, ma conosco molte direttrici italiane e, per mia fortuna, quelle un’anima ce l’hanno. E mi hanno dato una mano esagerata con la mia professione e pure con il libro. Poi, come tutti, alcune hanno i loro giorni no…e allora posso anche scappare a nascondermi perché qualche scudisciata, seppur fashion, arriva anche a me.

'Blumarine' e 'Prada' sono citati come i marchi "prediletti" dalla protagonista del libro.
Quali sono i suoi stilisti preferiti?
Ovviamente i due che ha citato, che sono diametralmente opposti, ma io sono maestra nel gestire le contraddizioni. Mi piace Jil Sander, Chanel, Alberta Ferretti, Marni ma anche Urban Outfitters.
La smetto se no li dico tutti.

A cosa è dovuta la scelta di Karl Lagerfeld come mentore dell’immaginario della protagonista? Karl Lagerfeld è una vera 'icona', talmente forte come immagine e pensiero (ha sempre opinioni taglienti e anticonvenzionali) che ho immaginato di potermi rivolgere a lui come a un Santo o un oracolo, per risolvere dubbi e dilemmi. Devo dire che a solo evocarlo, la sua immagine si materializza e questo non succede con molti stilisti. E’ una visione, anche quando lo vedi dal vivo.

Lei è un’esperta di moda. Consiglia alle nostre lettrici, un capo d’abbigliamento o un accessorio che non possono mancare negli armadi per questa estate?
Questa stagione: un abito bustier fantasia corto o lunghissimo e come accessorio un orologino vintage Casio coi cristalli liquidi. La prossima stagione: cerchietti con piume.

Qual è la sua definizione di ‘Stile’?
Lo stile è la capacità di scegliere. Come vivere, come comportarsi. E anche come vestirsi.

Lei vive a Milano. Consiglia ai nostri lettori i suoi posti preferiti (per lo shopping, l’aperitivo, la cena o un angolo di Milano che ama particolarmente)?
Mi piace passeggiare di fronte all’Università Statale, un posto così bello e così assurdo, fuori luogo a due passi dal centro. Mi piace il quartiere Isola, perché appunto isolato e sincero e la chiesa di Santa Maria alla Fontana. Mi piacciono i negozi diversi, Nadia Giani in via Muratori, Gardenoir in via Cicco Simonetta. L’aperitivo in un posto antico (no fashion) come Cucchi o al Tango, sui Navigli. La cena in qualche trattoria di quelle in fondo ai Navigli, dove le zanzare ti mangiano, però sai che contentezza…

Quali sono nella vita secondo lei, le cose ‘senza costrutto’?
Lavorare e basta è senza costrutto. Fare aperitivi tutte le sere. Inciampare negli uomini sbagliati. Non comprare una casa a Milano perché si pensa di fuggire all’estero, prima o poi. Iniziare il corso per istruttore di Pilates e lasciarlo a metà. Io, ovviamente, tutte queste cose le faccio o le ho fatte. Sono esperta del "senza costrutto".

Collabora sia con testate cartacee, sia con siti internet, dove tiene anche il suo blog ‘lostinfashion’. Pensa che nel futuro internet possa sostituire la carta stampata?
No, non lo penso, altrimenti non avrei neppure scritto un libro. Penso che molti giornali siano scadenti o inutili, che sia necessaria un po’ di pulizia, ma credo anche che sfogliare e leggere una rivista sia un piacere immenso, come bere un bel caffè. Perché rinunciarci? Però deve essere un prodotto di qualità, curato, intelligente.

Questo è il suo primo romanzo. Prevede di scriverne un secondo, magari un seguito con le avventure di Irene Sandri?
Ho mille idee al giorno, ma per ora non ci penso proprio. E’ come quelli che hanno avuto appena un figlio a cui chiedi: e il fratellino? Il fratellino un cavolo! Questo va ancora fatto crescere, devo insegnargli a camminare, lo devo seguire con promozioni e presentazioni. La cosa brutta è che nella moda dura tutto così poco che anche i libri “invecchiano” precocemente. Io mi impegnerò a farlo durare, anche grazie al blog 'lostinfashion.it' o magari…con una 'fiction'. Quella sì che sarebbe una bella sorellina…


Lost in Fashion (o la moda o la vita)
Paoli Silvia
Baldini Castoldi Dalai, 2009
€ 18,50

GALLERIA FOTOGRAFICA

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Autore: Simona Guarneri
18/07/2009 - 17.35.00
 
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