LA FILOSOFIA DEL PIEDE SCALZO
Per evocare sensazioni di libertà e benessere
Esiste una vera e propria "filosofia del piede scalzo", nata alcuni anni fa in Nuova Zelanda e diffusasi poi anche negli Stati Uniti e in Europa, che si basa essenzialmente su uno stile di vita che prevede di non indossare "mai" le calzature, camminando a piedi nudi durante qualsiasi attività quotidiana.
Per i "barefooters", le persone che amano camminare scalzi, il contatto diretto del piede con la terra porta ad un maggior benessere generale, in quanto consente di attingere energia utile per riattivare il flusso vitale presente in ciascuno di noi e recuperare un contatto diretto con la natura.
Principio, d’altronde, che era già alla base di alcune filosofie antiche, che sostenevano che l’energia vitale può essere assorbita proprio camminando a piedi nudi.
Andare scalzi, inoltre, dà la possibilità di provare sensazioni tattili che con le scarpe sono impossibili: il calore che può dare camminare sulla roccia, ad esempio, o il refrigerio e il sollievo dell’erba umida.
Ultimamente, dopo numerosi studi, anche la medicina è giunta alla conclusione che l’ideale sarebbe davvero camminare a piedi nudi, in quanto molto utile per migliorare la circolazione sanguigna.
Il movimento del piede non costretto in una scarpa, infatti, attiva una serie di muscoli che aiutano a pompare il sangue al cuore, impedendo il ristagno e riducendo lo stress del sistema cardiovascolare.
Naturalmente è una pratica che comporta anche qualche rischio, soprattutto in città, dove purtroppo è facile imbattersi in oggetti non proprio igienici o, peggio, che possono provocare ferite e/o infezioni. Ma, se proprio vogliamo provarne i benefici risvolti, anche una camminata ogni tanto in un bel prato fuori città sarà sufficiente a farci riassaporare la piacevole sensazione del contatto diretto con la natura.