Milano Moda
Milano Notizie
 
MODA  ›  PROTAGONISTI

ABA: VENT'ANNI DI GUARIGIONI

L'associazione per lo studio sui disturbi dell'alimentazione premia il suo ventennale con una campagna forte

Due dita, indice e medio, fanno la V di "Vittoria", mentre lo slogan recita “io non le uso più per vomitare”. Le dita delle ragazze sorridenti ritratte da Paolo Zambaldi formano anche il numero 20, come il ventennale dell'ABA, l'Associazione per lo studio e la ricerca sulla bulimia, l'anoressia e gli altri disordini alimentari.

In occasione di questi “vent'anni di guarigioni”, la Ogilvy, una delle maggiori agenzie di pubblicità internazionali, ha scelto di aiutare l'Associazione collaborando ad una campagna di sensibilizzazione sui disturbi dell'alimentazione, per comunicare che tutti possono guarire.

Oggi l'ABA è presente con i suoi centri in 16 città italiane. Le terapie sono studiate “tra” persone che hanno compiti diversi e costruite con i pazienti. Psicanalisti, psicoterapeuti, analisti, psichiatri e medici sono i terapeuti dell'associazione.

MilanoStile ha intervistato la presidente e fondatrice dell'ABA, Fabiola De Clercq, per meglio comprendere quanto il sistema moda possa essere alla base dei disturbi alimentari, problemi quanto mai attuali e sui quali spesso vige una sorta di omertà.

Secondo Lei quanto influisce l'immaginario della moda sui disturbi dell'alimentazione come anoressia e bulimia?

"Possiamo dire che, pur non essendo la prima e unica causa dei disturbi alimentari, la moda influenza notevolmente l’immaginario femminile, proponendo troppo spesso come modello una donna androgina e scheletrica. Questo non avviene solo attraverso le sfilate e le foto, ma anche con la diffusione di abiti che, per stare bene, richiedono un corpo asciutto e filiforme. Anche l’intervento del governo spagnolo, che aveva come obiettivo quello di denunciare l’eccessiva magrezza delle modelle e di bandire la taglia 38 dalle passerelle, ha avuto un effetto paradossale. Molti stilisti hanno infatti sposato la causa… sostituendo al numero 38 il numero 40! Di fatto, l’unico cambiamento avvenuto, è stata una riduzione di tutte le taglie!"

Crede che sia necessario per qualche ragione "tecnica" o strategica avere delle modelle così magre per gli stilisti?


"Se provate a pensare a chi è stilista, vi renderete rapidamente conto che c’è un’elevatissima percentuale di uomini omosessuali. La visione che essi hanno del corpo femminile è evidentemente influenzata da un’inclinazione particolare che non prevede la formosità tipica femminile. Una donna sana è una donna con i fianchi, il seno, le forme naturali che la caratterizzano come possibile madre. Un uomo ricerca naturalmente in una donna tali caratteristiche. Lo scopo degli stilisti è invece quello di risaltare i loro abiti, non la donna che li porta: per questo dei 'manichini' sono perfetti!"


Secondo Lei, perché la moda si concentra sulla produzione e sulla commercializzazione di abiti che magari a donne più in carne non calzano come dovrebbero?

"Lo scopo è commerciale: mostrare i dettagli sartoriali, le linee del capo, le caratteristiche del tessuto. Le forme di una donna florida e sana, affascinante nella sua naturale femminilità distoglierebbero dall’abito. L’obiettivo perverso della moda è quello di mettere in luce i suoi prodotti, annullando la donna a cui sono indirizzati. Gli abiti non sono studiati e disegnati per essere indossati, ma per essere belli di per sé".

Come si è evoluta nel tempo la figura della modella? Da Marilyn a Sofia Loren abbiamo visto donne più formose...

"Personaggi come Marilyn Monroe e Sofia Loren hanno trovato il loro spazio negli anni ’50-’60. In quegli anni il mondo si riprendeva gradualmente dalla Grande Guerra, da un periodo di sofferenze e difficoltà in cui spesso mancavano i beni di prima necessità. Dopo tanto dolore, ciò che le persone ricercavano era il benessere, la serenità: una donna formosa come Marilyn o Sofia rappresentava in questo senso l’emblema della salute, aiutava a dimenticare un periodo di ristrettezze e sacrifici. Oggi non è certo più così. Oggi ci troviamo nell’epoca del consumismo in cui esiste un prodotto per ogni esigenza, in cui non manca niente. Possiamo comprare qualsiasi cosa a ogni ora del giorno o della notte, il cibo è presente in ogni forma e luogo. La magrezza non rappresenta più un rischio ma una scelta, una possibilità di opporsi al sistema, una dimostrazione di forza. In questo senso le modelle rappresentano l’emblema di una falsa forza. Falsa perché nel momento in cui contraddicono questo circolo vizioso, confermano e portano avanti quello che caratterizza l’ambiente della moda".

Qual è l'età maggiormente colpita dai disturbi dell'alimentazione?

"Nonostante i disturbi alimentari riguardino maschi e femmine di tutte le fasce di età è possibile rilevare una maggior incidenza tra le ragazze in adolescenza. Tale dato è dovuto alla particolare delicatezza che caratterizza il passaggio all’età adulta. L’emergere di un corpo che non si conosce, di forme nuove con cui non si ha confidenza spesso spaventano e colgono impreparati. I disturbi alimentari si propongono in questo caso come un tentativo di assumere il controllo su un corpo che sfugge. Un supporto psicologico è il primo strumento che può aiutare queste ragazze a ritrovare le risorse necessarie ad affrontare al meglio questo passaggio".


Crede che si possa parlare di "classe sociale" per anoressia o bulimia, oppure le persone colpite si distribuiscono equamente sulle diverse fasce economiche?

"Non credo sia possibile identificare una “classe sociale” in particolare. Purtroppo i disturbi alimentari sono trasversali, possono riguardare chiunque indipendentemente dal reddito, dall’età o dal sesso. Un’osservazione possibile riguarda invece le caratteristiche culturali: possiamo infatti rilevarne una predominanza nei paesi occidentali. Questo conferma il legame tra il disturbo alimentare e il discorso commerciale di tali culture, e ci porta ad osservare come anche paesi quali l’India o la Cina, che si stanno occidentalizzando e dove questo tipo di disagio non era presente, si affaccino per la prima volta a tali tematiche. I disturbi alimentari nelle loro diverse forme si presentano come risposta all’imperativo sociale di consumare. Se l’anoressia si propone come 'protesta' a questo meccanismo, bulimia e obesità rappresentano una sorta di adeguamento, di 'collusione' col sistema".

GALLERIA FOTOGRAFICA

La fotogallery necessita di JavaScript e Flash Player. Scarica Flash qui .

 
Autore: Caterina Bigliardo
24/07/2010 - 13.51.00
 
Search:  
Foto:
ADV Milano Stile
Quotidiano di notizie, eventi ed attività
Registrato presso il Tribunale di Milano con il n° 521 del 15/09/2008
Direttore Responsabile: Gianluca Grossi
Edito da Milano Web Publishing Snc  -  Web Hosting Company: Aruba SpA