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AUGURI CHARLIZE

Il premio Oscar per "Monster" e l'indimenticabile "lato B" dello spot Martini, compie oggi 35 anni

Portofino è avvolta in un bianco e nero ultrachic, ai tavoli di un porticciolo siedono ricchi lenoni attorniati dal viso perfetto di conturbanti "bamboline". Capigliature alla Marilyn e sguardi ammiccanti. La più bella (e più bionda) a un certo punto si alza e si allontana, ma il gonnellino nero rimane impigliato nella sedia e l'abito, già micro, si smaglia fino a scoprire il fondoschiena. Con lo storico spot Martini la pubblicità scopre per la prima volta il suo "lato B".

Altra scena. Siamo in un buio pub della sterminata provincia americana, al bancone le teste dei clienti ciondolano su bicchieri di whisky svuotati. Tra queste spunta il biondo pagliericcio di un donnone sfigurato dall'alcool, dietro alle cui rughe si indovina un passato di ragazza piacente.

Cosa avranno in comune la giovane biondina di Portofino e l'americana dall'aria pericolosa seduta al pub?

Difficile da credere, ma sono entrambe interpretazioni, realizzate in tempi diversi, della stessa modella e attrice: Charlize Theron, una delle più eclettiche e coraggiose star di Hollywood, che oggi spegne 35 candeline e a cui vanno gli auguri di Milanostile.

Una bellissima che, poco più che adolescente, ha fatto leva su misure perfette e viso angelico per sfondare la "porta" della notorietà e che, una volta diventata celebre per il proprio aspetto, si è rimboccata le maniche per distruggere il clichè di "attraente ma stupida", che rischiava di affossare la sua nascente carriera di attrice.

Dopo una serie di pellicole dal discreto successo (L'avvocato del diavolo a fianco di Al Pacino, The Astronaut's wife, Sweet novembereThe Italian job), Charlize ha accettato di interpretare Monster (2004). Il copione avrebbe scoraggiato anche le più fulgide stelle del cinema: la parte è quella della sgradevole, ma soprattutto brutta, lesbo-killer Aileen Wuornos, pluriomicida statunitense giustiziata nel 2002 dopo 12 anni trascorsi nel braccio della morte.

La Theron non aveva dalla sua il physique du role necessario al personaggio, ma con una preparazione degna del più rigoroso metodo Actor's Studio si è sottoposta a lunghe ed estenuanti sedute di trucco e a una dieta ingrassante per entrare nei panni del “mostro”. La scommessa è stata vinta ed è valsa all'interprete la statuetta come miglior protagonista agli Oscar.

“Trovo discriminante che si accusi una donna di stupidità, per il fatto di essere bella”, ha dichiarato in un'intervista l'attrice, esprimendo il suo punto di vista sul luogo comune della 'bella ma stupida'. “Io cosa dovrei dire che, per anni, non ho neanche avuto un volto, ma solo un sedere? Non avrei dovuto vincere l’Oscar, per quello? Cos’è, una nuova forma di razzismo verso le donne belle?”, si è lamentata.

E la Theron di discriminazione se ne intende, lei che è nata e cresciuta nella Sudafrica spaccata dall'apartheid e che ha alle spalle una tragica esperienza di abusi sulle donne. Figlia del melting pot - con sangue francese, olandese e tedesco nelle vene - la 15enne Theron ha infatti assistito all'uccisione del padre Charles per mano della madre, che si è legittimamente difesa dai maltrattamenti di un marito che, oltre al gomito, alzava anche le mani.

Un trauma e una svolta nella vita di Charlize, che è volata a Milano, a soli 17 anni, per intraprendere la carriera di modella. “L'Italia è stato il mio portafortuna”, ha ammesso. Da qui le prime sfilate e i primi book fotografici.

Dopo il trasloco a New York, decolla anche la carriera di attrice e si corona il sogno di una vita. “Appena ho potuto, ho scelto di fare l’attrice”, ha raccontato la Theron, “ma non me la sento di sputare nel piatto dove ho mangiato”, ha aggiunto, riferendosi al lavoro da indossatrice che l'ha resa tanto popolare.

Nel suo curriculum, oltre allo spot "shock" del Martini, spicca il contratto che dal 2004 la lega a John Galliano come testimonial del profumo 'J'adore' di Dior.

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Autore: Sara Marmifero
07/08/2010 - 15.30.00
 
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